Cd 1.
1.Over The Rainbow - Judy Garland
2. Stormy Weather - Art Tatum
3. Ponchatrain - Jelly Roll Morton
4. Give Me Your Telephone Number - J. C. Higginbotham
5. Stardust - Bing Crosby
6. Oh Babe Maybe Someday - Ivie Anderson
7. When Day Is Done - Mildred Bailey
8. Lullaby Of Broadway - Jimmie Noone
9. Jazz Me Blues - Bunny Berigan
10. Ill Be A Friend With Pleasure - Bix Beiderbe Cke
11. Baby Wont You Please Come Home? - Jimmy Lunceford
12. Honeysuckle Rose - Fats Waller
13. St Louis Blues - Benny Goodman
14. On The Sunny Side Of The Street - Lionel Hampton
15. Tutti Frutti - Gene Krupa
16. In The Mood - Glenn Miller
17. Basin Street Blues - Louis Armstrong
18. Jive At Five - Count Basie
19. Pennies From Heaven - Mills Brothers
20. One O Clock Jump - Harry James
Cd 2.
21. Hot house - Dizzy Gillespie
22. Mood indigo - Dinah shore
23. Bojangles - Ben Webster
24. Twelve o clock jump - Benny Carter
25. Sensation - Bud Freeman
26. Flying home - Charlie Barnet
27. Wine-o-baby boogie big - Joe Turner
28. Sentimental journey - Doris Day
29. Billies bounce - Charlie Parker
30. Carnegie blues - Duke Ellington
31. Embraceable you - Billie Holiday
32. Tiger rag - Art Tatum
33. Its sand man! - Count Basie
34. You are my sunshine - Bing Crosby
35. Sophisticated lady - Coleman Hawkins
36. Georgia on my mind - Anita O'day
37. Cant we be friends? - Buster Bailey
38. Begin the beguine - Art Tatum
39. Three little words - Bill Coleman \Dickie Wells\ Lester Young\ Joe Bushkin\ John Simmons\ Jo Jones
40. What is this thing called love - Buddy Rich
Cd 3.
41. A Foggy Day - Mel Torme
42. Lazy - Bing Crosby
43. Tea For Two - Louis Armstrong
44. Cant Help Lovin Dat Man - Ella Fitzgerald
45. Rocks In My Bed - Ivie Anderson
46. C Jam Blues - Louis Armstrong
47. Stairway To The Stars - Dinah Washinton
48. Night And Day - Errol Garner
49. High Society - Edmond Hall
50. Round About Midnight - Dizzy Gillespie
51. Lover Come Back To Me - Lester Young
52. Chattanooga Choo Choo - Glenn Miller
53. Caravan - Duke Ellington
54. The Skunk - Fats Navarro
55. St. James Infirmary - Jack Teagarden
56. Singin In The Rain - Judy Garland
57. Tuxedo Junction - Gene Krupa
58. As Time Goes By - Billie Holiday
59. Baby Its Cold Outside - Dinah Shore & Buddy Clark
60. Somebody Loves Me - George Wettling
Cd 4.
61. Begin The Beguine - Les Brown
62. Bloomdido - Charlie Parker
63. Flying Home - Oscar Peterson
64. Almost Like Being In Love - Nat King Cole
65. All Of You - Mel Torme
66. Dont Get Around Much Any More - Dinah Washington
67. Anniversary Song - Dinah Shore
68. Mister And Missisippi - Patti Page
69. Funny Not Much - Nat King Cole
70. A Bushel & A Peck - Perry Como
71. Cant Get Out This Mood - Sarah Vaughan
72. Jealousy - Frankie Laine
73. Half Nelson - Gerry Mulligan
74. After Work - Herbie Mann
75. My Heart Cries For You - Guy Mitchell
76. Cotton Tail - Ben Webster
77. Autumn Nocturne - Herbie Mann
78. Aint Misbehaving - Sarah Vaughan
79. Ive Got You Under My Skin - Stan Getz
80. Chicken Little - Herbie Mann
Cd 5.
81. Nice Work If You Can Get It - Sarah Vaughan
82. The Lady In Red - Sant Kenton (And His Orchestra)
83. Straight No Chaser - Thelonious Monk
84. Roving Kid - Guy Mitchell, The
85. Shaw 'nuff - Dizzy Gillespie
86. Orange Colored Sky - Nat King Cole
87. Riders In The Sky - Peggy Lee
88. Wildwood - Art Farmer
89. Rose O'Day - Mel Torm
90. Midnight Sun - Coleman Hawkins
91. My Melancholy Baby - Charlie Parker
92. Red Door - Zoot Sims, The
93. No Other Love Havi I - Les Brown
94. My Little Suede Shoes - Herbie Mann
95. Out Of Nowhere - Stan Getz
96. Night And Day - Oscar Peterson
97. Rollin' Stone - Perry Como
98. Tennessee Waltz - Patti Page
99. So What - Gerry Mulligan
100. Ain't Nothing Good - Dinah Washington
con il termine jazz "freddo" si intende tutto il jazz dal bop in poi (un tipo di musica difficile e ostica al primo ascolto) e con il jazz "caldo" quel tipo di jazz popolare alla Louis Armstrong per esempio. Il concetto di jazz caldo e freddo è dovuta ad una traduzione approsimativa dei termini "hot" che significa bollente e "cool" che significa fresco ma anche rilassato. In realtà i due termini differiscono per l'intensità emotiva che imprimono all'esecuzioneGerry Mulligan, il sassofonista bianco alfiere del cool jazz, ha scritto pezzi, che simbolicamente evocano persino nei titoli una sensazione di rilassatezza: Walkin' Shoes " scarpe da passeggio" , Soft Shoes "scarpe morbide" E l'andamento felpato e delicato evocato dal suono vellutato del suo sassofono baritono, esaltano questo senso di relaxLo stesso Mulligan afferma "Ciò che voglio è un jazz da pipa e pantofole: proprio pigro"Liberamente tratto da Jazz istruzioni per l'uso di Massimo Nunzi
Enciclopedia libera.
Il cool jazz (generalmente tradotto come jazz fresco, calmo, rilassato, in senso dispregiativo freddo, anche se raramente si tiene conto del fatto che, usata in gergo, la parola cool può tradursi come figo) è una corrente del jazz affermatasi tra la fine degli anni 1940 e l'inizio degli anni 1950. Pur facendo proprie alcune delle acquisizioni dell'allora imperante bebop, il cool jazz ne fornisce una versione più rilassata, per certi versi cantabile, priva di alcune asprezze armoniche e dalle linee melodiche meno involute, con non pochi riferimenti alla musica eurocolta.
http://it.wikipedia.org/wiki/Cool_jazz
principali esponenti del cool jazz
Lennie Tristano, pianoforte; Miles Davis, tromba - flicorno; Chet Baker, tromba Woody Herman, clarinetto - sassofono Dave Brubeck, pianoforte Gerry Mulligan, sax baritono
Lee Konitz, sax contralto; Paul Desmond, sax contralto; Warne Marsh, sax tenore; Stan Getz, sax tenore; Billy Bauer, chitarra Modern Jazz Quartet, formazione John Lewis, pianoforte Charles Mingus, contrabbasso
In pieno periodo bellico, i locali e le case discografiche si sforzano di far dimenticare la guerra ed i problemi sociali (in primis l'apartheid nei confronti dei neri): le orchestre swing, come quelle celebri di Benny Goodman e Glenn Miller, sono le più adatte a questo scopo e vengono promosse attivamente. Nelle loro file militano soprattutto musicisti bianchi, che hanno assimilato perfettamente il linguaggio swing e si accaparrano le sempre più scarse occasioni di lavoro.
Per i musicisti neri si pongono due obiettivi: liberarsi dai rigidi arrangiamenti delle big band per esprimersi più liberamente e manifestare tangibilmente la loro ribellione a quel mondo ipocritamente sorridente.
Ma nella 52a strada di New York le cose assumono un aspetto diverso: un ragazzo di 19 anni, proveniente da Kansas City, sta improvvisando sopra uno standard ad una velocità pazzesca, con sostituzioni di accordi ardite e mai sperimentate prima: il ragazzo si chiama Charlie Parker.
Il Bop nasce come naturale e spontaneo affrancamento dall'obbligo di intrattenere i bianchi
atteggiamenti considerati irriverenti come non rispondere agli applausi voltare le spalle al pubblico non salutare prima di andarsene, tipici dei bopper venivano considerati dei veri e propri affronti sopratutto se a farlo erano i neri.
I bopper rivendicarono la loro identità, e non intendevano rinunciarci anche nei lavori più tradizionali.
Venne creata una trincea stilistica, una nuova élite musicale in cui i brani venivano suonati a tempi velocissimi e il livello tecnico richiesto agli strumenti era altissimo
Il bop come movimento esploderà quando Gillespie e Parker si incontreranno
L'avvento della seconda guerra mondiale, con le ristrettezze e le incertezze che ne conseguirono, pose fine al periodo delle grandi orchestre, la maggior parte delle quali, nel corso del decennio, dovette chiudere.
Bebop 45, da un gruppo di giovani musicisti che si ritrovano a tarda ora alle jam session che si tenevano in due locali di Harlem, il Minton's Playhouse e il Monroe's, nacque uno stile jazzistico nuovo. Questo stile che, con una parola, ricordava il suono di una cadenza caratteristica di due note che ricorreva nei brani in esso eseguito, venne prima detto rebop, poi bebop o semplicemente bop: "Be-Bop" fu anche il titolo di un brano inciso da Dizzy Gillespie nel 1945, che si può dire che segni l'inizio ufficiale del movimento. Il bebop riprendeva molte delle lezioni della musica recente, insegnate da protagonisti come Coleman Hawkins, Art Tatum e Lester Young, aggiungendovi un nuovo approccio al trattamento armonico dei brani, tempi velocissimi, propulsione ritmica non convenzionale e, per la prima volta dalla nascita del jazz, scarsissimo riguardo per la ballabilità e commerciabilità della produzione musicale[17]. I pionieri indiscussi del genere furono l'altosassofonista Charlie Parker e il trombettista Dizzy Gillespie. Parker - che era detto Bird o Yardbird - fu, come già Bix Beiderbecke prima di lui, una figura esemplare di genio autodistruttivo (morì ad appena 35 anni); Gillespie era molto più disciplinato e portato a prendersi cura degli aspetti organizzativi ed economici della propria attività. Nel breve periodo in cui suonarono assieme i due formalizzarono e resero popolare lo stile che avevano inventato, documentato in una serie di incisioni storiche che essi fecero per la "Dial Records". Altri protagonisti del bop divennero allora nomi conosciuti: il pianista e compositore Thelonious Monk e il suo amico (anch'egli pianista) Bud Powell, il batterista Kenny Clarke, il trombettisti Clifford Brown e Fats Navarro, i sassofonisti Sonny Rollins e Sonny Stitt, il batterista Max Roach sono solo alcuni dei protagonisti di questo movimento.
Gillespie e Parker finirono per separarsi, soprattutto a causa delle intemperanze di Bird, che, dopo una permanenza in California, tornò a New York alla testa di un gruppo di cui fece parte, per diverso tempo, il giovane Miles Davis. Dizzy continuò anch'egli la propria carriera da leader, spesso alla testa di orchestre.
Il bebop si caratterizzò come un movimento di musicisti, più che di direttori d'orchestra e di compositori, come testimonia il fatto che le innovazioni da esso apportate non riguardarono praticamente la forma dei brani, che continuò ad essere dominata dalla canzone in trentadue battute AABA e dal blues. Si trattò inoltre di un movimento coscientemente afroamericano: Gillespie ed altri ricordano che una delle motivazionni della loro ricerca era trovare un tipo di musica che i bianchi non potessero copiare. Oltre all'esasperazione ritmica e all'accento che poneva sul virtuosismo strumentale, il bebop trasformò l'approccio armonico, infittendo il tessuto accordale dei pezzi dove trovavano largo impiego accordi di quinta diminuita e toni di colore, e conferendo un andamento orizzontale[18] all'improvvisazione.
Gli atteggiamenti esteriori e lo stile di vita dei boppers, almeno quanto la loro musica, guadagnarono loro l'avversione dei benpensanti e l'attenzione del movimento culturale beatnik, per molti esponenti del quale (Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Lawrence Ferlinghetti) i bopper divennero un punto di riferimento musicale, che citavano nelle loro opere, indicando in Charlie Parker la musa del genere.
In America il jazz faticherà trovare larghi consensi e approvazione generale a causa dell'impronta che fino dalle origini lo caraterizza
come espressione di un popolo oppresso e vessato sopratutto per motivi razziali.
Molto interessante osservare le varie reazioni in Europa e nella stessa America
In Francia molti fra i più grandi artisti avvertono la potenza innovatrice del Jazz.
Il Jazz è descritti nei dipinti e nelle immagini dell'inizio secolo come una danza matta
selvaggia e disinibita. La Francia con il suo interesse verso tutto quello che viene considerato Esotico
è la prima nazione Europea a riconoscere la potenzialità di musica e arte dell Jazz.
In Italia il jazz attecchì con maggior difficoltà, gli ambienti musicali tradizionali legati alla musica classica non riconobbero al jazz, al principio dignità artistica,
La città all'avanguardia, nella scoperta di questo nuovo genere musica le fu Genova
Il Jazz in Italia anche a seguito dei problemi di incompatibilità, con il regime fascista, fu sentito da una ristretta elitè di illuminati e non ebbe la diffusione che conobbe in
Francia In italia gli appasionati si inventarono un modo geniale per aggirare le maglie strettissime della censura, furono tradotti i titoli delle canzoni e gli autori : Louis Armstrong divenne Luigi Braccioforte e Benny Goodman fu ribattezzato Beniamino Buonuomo. Hoagy Carmichael divenne Ugo Carmelo.
Ma negli anni della guerra il jazz fu bandito da tutti i media
In Europa si guardava con grande interesse al jazz e gli artisti che venivano sul continente a dare concerti ricevevano ottime accoglienze, rese ancora migliori dalla relativa assenza della segregazione razziale e dei pregiudizi che ancora imperavano in America. Questo fece sì che molti jazzisti intraprendessero lunghe tourneèè in Europa (Coleman Hawkins e Sidney Bechet tra gli altri) provocando la nascita di molti gruppi di imitatori. Questa relazione del jazz con l'Europa avrebbe subito una battuta d'arresto nel corso del secondo conflitto mondiale solo per riprendere con ancora maggior vigore negli anni del dopo guerra.
Almeno un musicista europeo riuscì in questo periodo a guadagnarsi una fama che avrebbe attraversato l'oceano in senso opposto, ottenendo una grande fama tra i jazzisti americani. Si tratta di Django Reinhardt, un chitarrista belga di origini zingare che fuse in maniera apparentemente improbabile swing e musica tzigana, guadagnandosi il rispetto dei colleghi americani (che avrebbe incontrato nel loro paese solo verso la fine della sua vita) attraverso le incisioni dei gruppi che formò assieme al violinista francese Stéphane Grappelli.
CD 1 US3- "Cantaloop" Buddy Rich- "The Beat Goes On"
Bobby Womack- "California Dreaming" Jose Feliciano/Minnie Riperton- "Light My Fire" Bill Withers- "Ain't No Sunshine" Cassandra Wilson- "I Can`t Stand The Rain" Louis Armstrong- "We Have All The Time In The World"
Julie London-"Fly Me To The Moon"
Billy Taylor- "I Wish I Knew How It Would Feel To Be Free" Ronnie Laws- "Always There"
Charlie Hunter feat. Norah Jones- "More Than This" St. Germain- "Sure Thing"
Paul Jackson Jr feat. Earic Dawkins- "Inner City Blues"
Earl Klugh- "I Heard It Through The Grapevine" Bobby McFerrin- "Don't Worry Be Happy" Nina Simone- "Work Song" Nat King Cole- "Nature Boy"
CD 2 Guru feat. D C Lee- "No Time To Play" D'Angelo- "Brown Sugar"
Bobbie Gentry- "Son Of A Preacher Man"
Bob Dorough- "Three Is A Magic Number"
St. Germain- "Rose Rouge" Shuggie Otis- "Strawberry Letter 23" Nancy Wilson- "Call Me" Donald Byrd- "Just My Imagination (Running Away With Me)" Luther Vandross- "So Amazing" Cassandra Wilson- "Time After Time" Minnie Riperton- "Loving You"
Bob Belden- "Sister Moon"
Carleen Anderson- "Maybe I'm Amazed" Peggy Lee- "I'm A Woman"
Nat King Cole- "Unforgettable"
Lou Rawls- "The Girl From Ipanema"
Cannonball Adderley- "Sambop" Elsa Soares- "Mas Que Nada"
CD 3
Lou Rawls- 'For What It's Worth" Maze- "Joy And Pain"
Timmy Thomas- "Why Can't We Live Together" The Isley Brothers- "That Lady"
Bobbi Humphrey- "You Are The Sunshine Of My Life"
Marlena Shaw- "Save The Children"
Mica Paris- "Stay"
Shara Nelson- "Down That Road" Arrested Development- "Everyday People" Doris- "You Never Come Closer" Natalie Cole- "This Will Be (1991 Remix)"
Ronnie Laws- "Every Generation"
Ronny Jordan feat. Roy Ayers- "Mystic Voyage"
Bobby Hutcherson- "Theme From M.A.S.H" Herbie Hancock- "Cantaloupe Island"
Cannoball Adderly- "Mercy Mercy" Sarah Vaughan- "Round Midnight" Ella Fitzgerald- "Misty Blue"
CD 4 Chet Baker- "My Funny Valentine" Patricia Barber- "Use Me (Live)" Shirley Bassey- "Something"
Julie London- "Cry Me A River" Peggy Lee- "Here's That Rainy Day" Duke Ellington & Louis Armstrong- I'm Just A Lucky So And So"
Jimmy Jones Orchestra- "Stormy Weather" Miles Davis & Cannoball Adderly- "Autumn Leaves" Bobby McFerrin- "Thinking About Your Body" Maze feat. Frankie Beverly- "While I'm Alone"
Noel Pointer- "Living For The City"
Ronnie Foster- "Me & Mrs Jones"
Earl Klugh- "Living Inside Your Love" Tina Turner- "I've Been Loving You Too Long"
Swing Out Sister- "Something Deep Inside"
Lou Rawls- "You Made Me So Very Happy"
Marlena Shaw"- Woman Of The Ghetto"
Lo Swing ed il Jazz italiani negli anni '20-'40. Tra popolarità e divieti.
In Italia negli anni '20 si affermano due "strani" fenomeni, il fascismo ed il jazz. Due fenomeni completamente diversi, (coercitivo il primo, libero il secondo) che in comune hanno solo la nascita della radio e il suo utilizzo.
Ma la cosa più strana è che nonostante il disprezzo e l'avversione del fascismo nei confronti del jazz, musica considerata "degenerata", e soprattutto durante il periodo di maggiore censura artistica e musicale, il jazz italiano vive il suo periodo di massismo splendore e popolarità.
Il 23 marzo 1919 Benito Mussolini diede luogo alla nascita del Movimento Fascista,con il nome di Fasci di Combattimento (sic!).
Nel 1917 assistiamo alla nascita della discografia jazz con l’incisione a New York dellaOriginal Dixieland Jazz Band - diretta dall’italoamericano Nick La Rocca -, e già nel 1919 troviamo in Italia documenti discografici di incisioni jazz.
Tra il 1922 e il 1925, Mussolini svolge un sistematico processo di fascistizzazione dello Stato,delle sue strutture e del suo ordinamento, gettando le basi della dittatura.
Nell’agosto del 1924, nasce l’URI Unione Radiofonica Italiana per volontà di una figura di rilievo nel ventennio fascista, Galeazzo Ciano.
Il regime e la sua propaganda, punta molto sull’uso della radio, unico elemento di erogazione dell’informazione e della cultura, gratuito.
EIAR Il 1° Febbraio 1926, la stazione di Milano in diretta radiofonica, trasmette il primo programma musicale della Jazz Band del Maestro Stefano Ferruzzi. Un’ora dopo, dall’antenna della radio sul Monte Parioli di Roma si diffonde la musica dell’Orchestra jazz del maestro Amedeo Escobar.
E ancora l’orchestra Jazz Columbia del Maestro De Risi o la Mediolana Jazz Band nata sempre nel ’26 per iniziativa di un appassionato, Mario Mantovani.
Nel 1928 l’URI diventa EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche) con più stretto controllo pubblico, e nel 1929 nasce il primo film-sonoro, “Il cantante di Jazz” con Al Jolson.
Negli anni ‘30, inoltre, si creano delle orchestre radiofoniche che inglobano strumenti della tradizione europea e “nuovi” fiati di provenienza americana, come quelledi Vaccari, Mascheroni, Pippo Barzizza o di Cinico Angelini.
Insomma, jazz in radio ce n’era, ma si passava tutta musica dal vivo.
Questo ostacolava la vendita del disco, quindi su pressioni dei grandi imprenditori, si è scelto di incorporare l’industria discografica in quella radiofonica. All’interno della radio italiana, sotto la presidenza di Giancarlo Vallari, nasce la prima etichetta discografica pubblica, la CETRA.
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Tra le orchestre che usufruiranno del binomio produzione discografica/radiofonica, è quella Barzizza-Cetra che dimostra il più alto profilo jazzistico. Ovviamente il riferimento musicale è al Duca del Jazz ma, a differenza di Duke Ellington, Barzizza non concede molti assolo ai suoi orchestrali, prediligendo un suono d’insieme.
Di notevole interesse è l’interpretazione dello stile Jungle, grazie all’apporto di sordine sugli ottoni e l’utilizzo dei suoni onomatopeici, sia nei titoli che nel cantato, in puro stile scat italiano.
Ricordiamo Ba-ba-baciami piccina, il frivolo Tuli-tuli-tulipan,e il “motivetto” che fa dudu dudu dudududu dudu.
A metà degli anni ’30, seguendo una corrente di apprezzamento della musica jazz in tutta Europa, anche in Italia si assiste ad un fiorire di interessi e di ricerche.Per la prima volta Louis Armstrong suona in Italia, al Teatro Chiarella di Torino il 14 gennaio 1935. E, nella stessa città, nasce il primo “circolo Hot Club”.
L’anno dopo nasce il “circolo Jazz Hot” a Milano e i pionieri e gli appassionati, nonostante fossero una piccola élite, si riuniscono per ascoltare i dischi, per commentare, per scambiarsi informazioni.
Tra questi vanno ricordati Roberto Nicolosi e Luigi Arduino a Genova, Mario Olivieri, Jack Cappelli, Paolo Moresco e Franca Danesi a Roma, Livio Cerri a Pavia, Ezio Levi e Giancarlo Testoni a Milano.
I dischi jazz in Italia venivano pubblicati già dal 1920, su labels come la Odeon (Swing Series), la Columbia e la Brunswick (americane), la Pathé (francese) la Parlophon (anglo-tedesca, rappresentata in Italia dalla Cetra).
Il culmine della produzione discografica del jazz italiano di quegli anni si avrà dal 1937 al ’41, con le etichette Grammofono-La Voce del Padrone, Odeon (serie dei “Maestri del Ritmo”) e, su tutte la FONIT Fonidisco italiano dei F.lli Trevisan, che nel dopoguerra si fonde con la Cetra.
Curiosamente,proprio negli anni di inasprimento della politica estera fascista e del varo delle leggi razziali, nel 1938. E sì, perché nell’ottica di un protezionismo esasperato dell’economia nazionale, anche la produzione culturale deve essere allineata ai parametri del regime.
Nel Luglio 1938 il Giornale D’Italia pubblica “Il Manifesto degli Scienziati Razzisti”, nell’ottobre una dichiarazione del Gran Consiglio fascista vieta i matrimoni di italiani con uomini e donne di razze non ariane. Il Ministero per la Stampa si trasforma in Ministero della Cultura Popolare (Minculpop) ed assume il controllo totale degli organi di stampa, dell’Istituto Luce e della SIAE.
Vengono censurati i film internazionali di produzioni “giudaico-americane”, come la Paramaunt, la Warner Bros e la Metro e, attraverso pressioni ed emendamenti si cerca di salvaguardare la “dura e fiera” canzone fascista da “tutta la paccottiglia straniera” che non si può più trasmettere in Radio.
Quindi la musica jazz, di provenienza afro-americana, viene messa “sotto controllo”.
Una parte della critica, sottomessa ai voleri del regime, elabora teorie e proclami e si spende per denigrare il valore della musica jazz, o “gez” come venne più volte chiamata.
Il libro più asservito fu “Jazz Band” di Anton Giulio Bragaglia[5], che fruttò in cambio all’autore la direzione del nuovo Teatro delle Arti di Roma.
Ma anche sulle pagine dei quotidiani e nei discorsi alla radio i detrattori continuaronola loro “cieca” battaglia:
“… il Commissario dell’Opera Nazionale Dopolavoro ha proibito in via assoluta le ultime danze d’importazione straniera e ha disposto seri provvedimenti per la riforma delle Orchestrine escludendo da esse la Jazz-Band che è, occorre riconoscerlo onestamente, l’abbrutimento della musica…”
[da “L’Amico dei Musicisti”]
“… il jazz è fenomeno di barbarie, oppio e cocaina…” il compositore Pietro Mascagni in un discorso alla radio
Già sul finire degli anni ’30, i musicisti nostrani subivano sempre più pressioni e censure, in merito alla programmazione da loro suonata nelle radio. musica-degenerata
Ricorda Gorni Kramer:
“… era una continua lotta con i dirigenti. Ogni giorno dovevamo presentare la scaletta delle nostre esecuzioni ad una commissione di censura. Non dovevano esserci canzoni straniere, non autori ebrei, vietatissimi il jazz. Noi prendevamo i classici del jazz e li trasformavamo: titoli italiani, italianizzati i nomi degli autori o inventati. Per un po’ è andata bene, poi qualcuno ha cominciato a far girare la voce, e così richiami negli uffici della censura, romanzine dapprima, poi minacce e anche allontanamento dalla radio…”
Nonostante tutto, si riusciva a suonare e a incidere il Jazz internazionale, Louis Armstrong divenne Luigi Braccioforte, Benny Goodman – Beniamino Buonuomo e, c’era sempre Del Duca. I classici si chiamavano Con Stile – In the Mood, Le tristezze di San Luigi – St. Louis Blues, Manna dal cielo – Pennies from Heaven e così via, come descritto altre volte.
Nel 1940, con l’ingresso degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale, il regime aumenta il controllo e la censura sul materiale discografico.
Nel 1942 si emette il decreto la “Disciplina per la diffusione del disco fonografico” e si vieta ogni traccia di cultura “giudaica”.
Il Jazz diventa fuorilegge, insomma.
Vengono fatti sparire i 78 giri e le matrici dai magazzini della radio, e distrutti quelli nei depositi della Cetra, Parlophon e Voce del Padrone. Avvengono sequestri e azioni punitive da parte della polizia fascista, con arresti e distruzione degli strumenti e sequestro dei dischi e degli spartiti.
Un altro autore che fu messo sotto sorveglianza per il suo lavoro fu Mario Panzeri, In collaborazione con Kramer nasce “Maramao perché sei morto” (1939), composta dopo la morte del gerarca Costanzo Ciano: il titolo del brano fu scritto da alcuni studenti sul piedistallo del monumento che il governo aveva deciso di costruirgli a Livorno.
Nel 1940 scrisse “Pippo non lo sa”: nel protagonista, si riconosce (o si vuole riconoscere) Achille Starace, segretario del Partito Nazionale Fascista, che amava passeggiare impettito in divisa.
Anche tra i cantanti, quelli che scelgono di interpretare il repertorio della canzone americana, vengono mal visti dai tirapiedi del regime. D’esempio è la storia di Natalino Otto (Codognotto il suo vero cognome) che anche questa merita un post a parte. Qui diremmo solo che la sua fù la prima voce di chiara derivazione jazz, dovuto anche al fatto dei suoi frequenti viaggi sulle navi della tratta Genova – New York. L’avversione nei suoi confronti culmina in una contestazione dei fasci durante una serata con Kramer ed il Quartetto Cetra a Bergamo.
Otto, allontanato dal lavoro in radio, esprime il suo dissenso con l’ironia che lo contraddistingue, in una canzone scritta da Romero Alvaro, unica nel suo genere, dove giocando sul doppio senso Amore e Musica, i due autori alludono alle censure del fascismo a carico del Jazz.
La paternità dello swing italiano, nato su emulazione del filone americano, è da attribuire ad Alberto Rabagliati ed al Trio Lescano delle sorelle Lescan; seguirono i pionieri Natalino Otto, Ernesto Bonino, i direttori d'orchestra della EIAR ("ritmi moderni" della RAI):
Pippo Barzizza, Cinico Angelini, Tito Petralia, Giorgio Ferrari, i celebri Piero Piccioni e Nunzio Rotondo, famosi per l'innovativo programma radiofonico eclipse. In seguito anche Fred Buscaglione si ispirò allo swing americano per le sue innovative canzoni. In tempi più recenti, famoso e stimato swingman italiano fu Sergio Caputo, che soprattutto con i suoi primi album fece apprezzare questo genere alle nuove generazioni.da non dimenticare il famoso Quartetto Cetra